Sanzioni UE e responsabilità 231: cosa cambia per le imprese dopo il D.Lgs. 211/2025
Il D.Lgs. 30 dicembre 2025 n. 211 introduce un’importante novità nel sistema della responsabilità amministrativa degli enti previsto dal D.Lgs. 231/2001: le violazioni delle misure restrittive dell’Unione Europea diventano un autonomo presupposto di responsabilità per le imprese. Con l’inserimento del nuovo art. 25-octies.2, infatti, la normativa 231 si estende alle condotte che riguardano il mancato rispetto dei divieti e degli obblighi informativi connessi a soggetti, beni, servizi o transazioni sottoposti a sanzioni UE.
La riforma rafforza anche il sistema sanzionatorio. Accanto al tradizionale meccanismo a quote, viene introdotto un criterio di calcolo basato sul fatturato dell’impresa, già utilizzato in ambiti come l’antitrust e la protezione dei dati personali. Questo comporta un possibile aumento dell’impatto economico delle sanzioni e spinge le aziende a una gestione più attenta dei rischi legati alla compliance.
Sul piano operativo, le imprese sono chiamate ad aggiornare i propri modelli organizzativi e i sistemi di controllo interno, in particolare nei processi più esposti alle operazioni internazionali, come import/export, vendite estere e procurement. Diventa centrale anche la verifica delle controparti commerciali, supportata da strumenti come EU Sanctions Map, la piattaforma ufficiale dell’Unione Europea che raccoglie e aggiorna le misure restrittive applicabili.
La riforma attua la Direttiva (UE) 2024/1226, con l’obiettivo di armonizzare a livello europeo la disciplina delle violazioni delle sanzioni. Se da un lato questo comporta un rafforzamento degli obblighi di controllo per le imprese, dall’altro consente finalmente di superare la frammentazione normativa tra Stati membri e di sviluppare sistemi di compliance più uniformi.




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